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Il re dell’Europa League: Unai Emery ha trasformato l’Aston Villa in una macchina perfetta

Il re dell’Europa League: Unai Emery ha trasformato l’Aston Villa in una macchina perfetta

Cinque Europa League vinte, trenta scontri diretti conquistati su trentuno e un’altra impresa europea da aggiungere alla leggenda.

Una finale senza storia

La vittoria dell’Aston Villa contro il Friburgo è stata netta, quasi inevitabile. I due gol nel finale di primo tempo hanno sciolto immediatamente la resistenza emotiva e tattica dei tedeschi, mentre nella ripresa la squadra di Emery ha controllato il ritmo con la freddezza di chi conosce perfettamente il terreno che sta attraversando. Il 3-0 finale racconta una superiorità tecnica evidente, ma soprattutto una superiorità mentale. L’Aston Villa non ha mai dato l’impressione di poter perdere davvero quella partita.

La mano di Emery è ovunque

Ogni dettaglio della finale portava la firma del tecnico basco. Le rotazioni offensive, la gestione dei tempi, la capacità di aspettare il momento giusto per colpire. Le squadre di Emery hanno sempre questa caratteristica: sembrano sapere prima degli altri dove si spezzerà la partita. Il suo Aston Villa è una squadra verticale ma controllata, aggressiva senza essere caotica. Un sistema in cui giocatori come Rogers, Watkins, McGinn e Buendía vengono esaltati dentro meccanismi estremamente codificati. Ed è forse questo il vero talento di Emery: costruire strutture tattiche sofisticate senza togliere libertà ai giocatori offensivi.

Da squadra media a grande d’Europa

Quando Emery arrivò a Birmingham nel 2022, l’Aston Villa era tredicesimo in Premier League e guardava più la zona retrocessione che l’Europa. Oggi è una squadra stabilmente in Champions League e con un trofeo europeo in bacheca dopo trent’anni. Questa Europa League è il coronamento di un percorso graduale ma lucidissimo. Emery ha alzato il livello competitivo del club senza snaturarlo, riuscendo nell’impresa più difficile: trasformare una buona squadra in una squadra convinta di appartenere all’élite.

Il re di una competizione che rischia di cambiare

Con cinque trionfi personali, Emery è ormai sinonimo stesso di Europa League. Nessun allenatore moderno ha avuto un dominio simile sulla competizione. Eppure il suo successo racconta anche un altro tema: il crescente dominio economico delle squadre inglesi nelle coppe europee “minori”. Oggi le società di Premier League hanno risorse troppo superiori rispetto alla concorrenza continentale, e l’Aston Villa ne è un esempio evidente. Ma ridurre tutto ai soldi sarebbe ingiusto. Perché i soldi costruiscono le rose, ma non insegnano come si vincono le finali europee. Quello, evidentemente, Emery lo sa fare meglio di chiunque altro. E mentre il suo Aston Villa torna in Champions League, l’Europa League perde ancora una volta il suo re. Fino a quando qualcuno non riuscirà davvero a strappargli la corona.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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