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Casper Ruud, il campione normale in un tennis che pretende supereroi

Casper Ruud, il campione normale in un tennis che pretende supereroi

Tra Sinner e Alcaraz, il norvegese ha scelto una strada diversa: accettare i propri limiti senza smettere di competere.

Il peccato originale di essere “normale”

Nel tennis contemporaneo, dominato dalla retorica dell’ossessione per la vittoria e dalla ricerca continua della grandezza assoluta, Casper Ruud sembra quasi un corpo estraneo. Troppo educato, troppo pacato, troppo umano per essere davvero amato fino in fondo. Eppure il norvegese, nel suo modo quasi disarmante di stare al mondo e in campo, è diventato uno dei personaggi più interessanti del circuito. La standing ovation ricevuta al Foro Italico dopo la sconfitta contro Jannik Sinner racconta forse più di qualsiasi titolo: il pubblico ha riconosciuto il valore di un tennista che, pur conoscendo i propri limiti, continua a sfidare chi è più forte senza mai trasformare la frustrazione in rancore.

Schiacciato tra due ere del tennis

Ruud è nato nel momento storico peggiore possibile. Troppo tardi per approfittare davvero del tramonto dei Big Three, troppo presto per evitare l’esplosione devastante di Sinner e Alcaraz. In mezzo, una generazione intera rimasta intrappolata tra il mito e il futuro. Tsitsipas ha smarrito sé stesso, Rublev combatte con i propri fantasmi sportivi, Zverev vive una carriera sospesa tra grandezza e incompiutezza. Ruud invece si è adattato. Non ha mai provato a vendersi come qualcosa che non è. Ha costruito la sua carriera sulla continuità, sulla capacità quasi scientifica di vincere le partite che deve vincere, di occupare stabilmente i piani alti del tennis mondiale senza bisogno di alimentare narrazioni epiche attorno a sé.

La forza silenziosa della costanza

Forse è proprio questa la qualità che rende Casper Ruud così difficile da comprendere per molti appassionati: la serenità con cui accetta la propria dimensione. Non sarà probabilmente il tennista che cambierà la storia di questo sport, e lui stesso sembra esserne perfettamente consapevole. Ma mentre tanti colleghi vengono divorati dall’ansia di dover diventare leggende, Ruud continua semplicemente a fare il proprio lavoro. Gioca, migliora, perde contro i più forti e riparte il giorno dopo in un ATP 250 qualsiasi, senza drammi esistenziali né rivoluzioni identitarie. In un’epoca che idolatra i fenomeni e consuma gli sconfitti, Casper Ruud rappresenta qualcosa di rarissimo: la dignità sportiva della normalità.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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