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Mattarella e lo sport: la rivoluzione silenziosa del Quirinale atletico

Lo sport è diventato uno dei linguaggi più riconoscibili della presidenza Mattarella. Una centralità nuova per il Quirinale, che segna una rottura con la tradizione istituzionale italiana.

Il Quirinale dentro lo sport, una presenza che non è più episodica

Nel rapporto tra Stato e sport, Sergio Mattarella ha introdotto una continuità inedita. Non più solo cerimonie occasionali, ma un’agenda fitta di incontri, ricevimenti e celebrazioni. Lo sport diventa parte stabile della comunicazione istituzionale del Quirinale. Un cambiamento che rende normale ciò che, fino a pochi anni fa, non lo era affatto. Il Presidente non assiste allo sport: lo integra nel racconto della Repubblica.

L’atleta come figura civile: disciplina, merito, esempio

Alla base di questa visione c’è una lettura educativa dello sport. L’atleta non è solo un vincitore, ma un modello di disciplina e autocontrollo. Il messaggio si rafforza nel dialogo costante con sport olimpici, paralimpici e femminili. Lo sport diventa così uno spazio di formazione civile più che di semplice competizione. Una grammatica morale che attraversa tutta la retorica presidenziale. Che trasforma il gesto atletico in esempio pubblico.

Due Italie nello stesso campo: armonia contro conflitto

Lo sport racconta anche una frattura culturale italiana sempre più evidente. Da una parte lo sport olimpico, ordinato e istituzionale; dall’altra il calcio, conflittuale e tribale. Sergio Mattarella si muove soprattutto nel primo mondo, quello dell’esempio e dei valori. È un tentativo di cucire una nazione attraverso lo sport “virtuoso”. Ma resta aperta la distanza con lo sport popolare e più caotico. Ed è lì che si misura il limite — e la forza — di questa visione.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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