Dopo aver riportato lo scudetto a Napoli, Aurelio De Laurentiis si è convinto di essere il principale artefice del miracolo azzurro.
L’illusione del padrone assoluto
“Ho vinto lo scudetto e adesso cambio il calcio”. Era questa l’ambizione di Aurelio De Laurentiis all’indomani del terzo tricolore del Napoli, il primo dell’era post-Maradona. Una frase che raccontava bene lo stato d’animo di un presidente convinto di aver costruito un capolavoro quasi in solitaria. Eppure il calcio è rimasto esattamente lo stesso, mentre il Napoli ha smarrito in pochi mesi certezze, gioco e identità. L’addio di Luciano Spalletti e del direttore sportivo Cristiano Giuntoli ha segnato la fine di un equilibrio che sembrava perfetto. De Laurentiis, invece, ha continuato a credere che il sistema potesse funzionare indipendentemente dagli uomini che lo avevano reso vincente.
Il castello di Castel Volturno
Nel momento più complicato della sua gestione, il presidente ha accentuato ulteriormente il controllo sul club. A Castel Volturno, dove ormai trascorre gran parte del suo tempo, De Laurentiis è diventato il centro di ogni decisione. Attorno a lui una struttura fortemente familiare: il figlio Edoardo vicepresidente, la figlia Valentina responsabile marketing, il genero Antonio Sinicropi club manager. Un modello che garantisce fedeltà assoluta ma che alimenta l’immagine di un monarca circondato dalla propria corte. L’esonero di Rudi Garcia e il ritorno di Walter Mazzarri, allenatore fermo da tempo e accolto con più scetticismo che entusiasmo, rappresentano l’ennesima dimostrazione di una gestione sempre più personale e meno collegiale.
Il prezzo dell’egocentrismo
Nessuno può negare i meriti di De Laurentiis. Ha rilevato un Napoli fallito, lo ha riportato ai vertici del calcio italiano e lo ha trasformato in una società economicamente solida portandolo poi alla vittoria del quarto scudetto con Conte. Tuttavia il suo più grande paradosso resta il rapporto con i tifosi. Pur avendo ottenuto risultati straordinari, non è mai riuscito a conquistare davvero il cuore della piazza. Romano per formazione e mentalità, spesso percepito come distante dalla sensibilità napoletana, il presidente continua a dividere. Narcisista, istrionico, provocatore, sempre protagonista di ogni scena, De Laurentiis sembra incapace di rinunciare ai riflettori. E così il successo che avrebbe dovuto consacrarlo rischia oggi di trasformarsi nella prova più difficile della sua carriera: dimostrare che il Napoli può vincere ancora senza che tutto ruoti attorno a lui.