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Malagò e lo ius soli sportivo: il rischio di una cittadinanza a misura di talento

Malagò e lo ius soli sportivo: il rischio di una cittadinanza a misura di talento

Le prime parole di Giovanni Malagò da presidente della FIGC hanno riacceso il dibattito sullo ius soli sportivo e sul rapporto tra cittadinanza e Nazionale.

Il dibattito

Le dichiarazioni di Giovanni Malagò sullo ius soli sportivo hanno riportato al centro una questione che va ben oltre i confini del calcio. Il nuovo presidente della FIGC ha evidenziato il rischio di perdere giovani talenti a vantaggio di altre Nazionali, sostenendo la necessità di accelerare alcuni percorsi. Un ragionamento che nasce da esigenze sportive, ma che inevitabilmente si intreccia con temi più ampi legati alla cittadinanza e all’identità.

Il problema

Malagò ha parlato di un sistema che rischia di “traccheggiare” troppo, sostenendo che altri Paesi siano più rapidi nel concedere il passaporto ai giovani calciatori. Tuttavia, il problema evidenziato da diverse analisi non riguarda tanto la volontà di favorire una maggiore inclusione, quanto il motivo per cui farlo. L’idea di considerare questi ragazzi come un “serbatoio” di talenti da non disperdere rischia infatti di trasformare un diritto in uno strumento funzionale ai risultati sportivi, creando una distinzione tra chi merita maggiore attenzione in virtù delle proprie qualità calcistiche e chi invece continua ad attendere i normali tempi previsti dalla legge.

La questione di fondo

Il punto centrale è che il tema della cittadinanza riguarda l’intera società e non soltanto le esigenze della Nazionale italiana. Se il sistema attuale penalizza giovani cresciuti nel Paese, che studiano e vivono in Italia ma devono attendere anni per diventare cittadini, allora il problema non riguarda esclusivamente il calcio. Una soluzione costruita solo per salvaguardare il rendimento della Nazionale rischierebbe di apparire come un compromesso utilitaristico, premiando pochi “talenti” e lasciando immutato il quadro generale. Più che una vittoria dell’inclusione, sarebbe il segnale di una società disposta ad aprirsi soltanto quando ne intravede un vantaggio.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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