Lo scontro all’interno del rugby campano si arricchisce di un nuovo capitolo. Il presidente regionale Giovanni Melillo e i quattro consiglieri dimissionari Cristiana Di Grazia, Emilia De Angelis, Roberto Dello Iacovo e Roberto Manzo hanno affidato a una lunga lettera aperta la propria ricostruzione della crisi che ha portato alla decadenza della governance del Comitato Regionale FIR Campania.
Le dimissioni e il commissariamento
La crisi era esplosa ufficialmente l’8 settembre, quando quattro componenti del Consiglio regionale avevano presentato contemporaneamente le proprie dimissioni. Venuta meno la maggioranza consiliare, la situazione ha successivamente portato la FIR a dichiarare decaduta la governance territoriale e a nominare Fulvio Lorigiola commissario straordinario e Claudio Perruzza vicecommissario.
Adesso gli ex componenti del Comitato hanno deciso di spiegare pubblicamente le motivazioni della scelta. Nella lettera, datata 24 settembre, respingono innanzitutto l’ipotesi di una frattura interna tra il presidente Melillo e i consiglieri. “Tra il Presidente Giancarlo Melillo e i Consiglieri c’è sempre stata e continua ad esserci una totale sintonia e unità d’intenti“, si legge nel documento. Secondo i firmatari, quindi, le dimissioni non sarebbero nate da contrasti interni, ma dalla volontà di denunciare una situazione diventata, dal loro punto di vista, insostenibile.
Le accuse rivolte a Gargano
Il passaggio più duro della lettera riguarda il consigliere federale Gabriele Gargano. Melillo e gli ex consiglieri gli contestano quelle che definiscono “continue, insostenibili e prevaricatrici ingerenze” nella gestione del movimento regionale.
Il documento elenca numerosi episodi che, secondo la ricostruzione dei firmatari, avrebbero progressivamente deteriorato il rapporto tra il Comitato e la struttura federale. Tra le contestazioni figurano presunte pressioni durante la fase precedente alle elezioni regionali, la sostituzione dei delegati provinciali di Napoli e Benevento, le modalità di individuazione di alcune figure tecniche e amministrative e la gestione di iniziative legate al “Progetto Sud”.
Vengono inoltre contestati presunti interventi nell’area della comunicazione e una distribuzione ritenuta poco equilibrata di alcune iniziative federali sul territorio. Si tratta di accuse contenute nella lettera dei dimissionari e che, proprio per la loro gravità, richiedono di essere distinte dai fatti amministrativi già ufficializzati dalla Federazione.
Il caso della frase “munnezzaglia”
Tra gli episodi indicati dai firmatari come più gravi compare una frase che sarebbe stata pronunciata durante una cena informale nella clubhouse dell’Amatori Napoli. Secondo quanto sostenuto nella lettera, Gargano avrebbe utilizzato il termine “munnezzaglia” riferendosi a una parte dei club campani che non avevano partecipato all’incontro. I dimissionari definiscono l’espressione “un insulto inaccettabile” nei confronti delle società che lavorano quotidianamente sul territorio.
Nel documento viene inoltre fornita la loro ricostruzione di quanto accaduto prima della cena: Melillo avrebbe comunicato la volontà di alcune società di non partecipare perché interessate a un incontro formale con il presidente federale Andrea Duodo piuttosto che a un appuntamento informale. Anche in questo caso, la ricostruzione e l’attribuzione della frase appartengono alla versione fornita dai firmatari della lettera.
“Restituiamo le cariche, non la passione”
Melillo e i quattro ex consiglieri rivendicano infine la scelta delle dimissioni come un gesto finalizzato a richiamare l’attenzione nazionale sul rapporto tra la Federazione e i territori. “A testa alta restituiamo le cariche, ma non la nostra passione. Il nostro impegno torna da subito a completa disposizione dei nostri club“, scrivono.
La lettera si conclude quindi con una presa di posizione molto netta e apre inevitabilmente una nuova fase della vicenda. Sul piano istituzionale, intanto, il Comitato regionale è già entrato nella gestione commissariale. Sul piano politico-sportivo, invece, le accuse formulate da Melillo e dai consiglieri dimissionari pongono una serie di questioni alle quali potranno seguire eventuali repliche dei soggetti chiamati in causa.
La crisi del rugby campano, dunque, è tutt’altro che chiusa. Dopo le dimissioni e il commissariamento, il confronto si sposta ora sulle ragioni che hanno portato alla rottura e sulle differenti ricostruzioni di quanto avvenuto all’interno del movimento regionale.