Da preparatore dei portieri in Serie D alla conquista del campionato portoghese con il Porto. La parabola di Francesco Farioli è una delle storie più affascinanti del calcio europeo moderno.
Dalla filosofia al calcio internazionale
Nato a Barga nel 1989, Francesco Farioli ha scelto molto presto una strada diversa rispetto a quella dei classici allenatori italiani. Dopo aver abbandonato il calcio giocato, si è laureato in Filosofia con una tesi dedicata al calcio, iniziando dal basso il proprio percorso tecnico. Le prime esperienze tra Fortis Juventus e Lucchese gli hanno aperto le porte del Qatar e successivamente dell’incontro destinato a cambiargli la carriera: quello con Roberto De Zerbi al Benevento. Proprio accanto all’attuale tecnico del Marsiglia, Farioli ha assimilato princìpi tattici e idee di gioco che sarebbero poi diventati il marchio della sua identità calcistica.
La consacrazione tra Turchia, Francia e Ajax
Dopo l’esperienza con De Zerbi, Farioli ha iniziato a costruire da solo il proprio percorso. In Turchia, tra Fatih Karagumruk e Alanyaspor, il tecnico toscano ha mostrato immediatamente qualità moderne e una forte identità tattica. Il salto definitivo arriva però con il Nizza, dove conquista l’Europa League proponendo un calcio offensivo e organizzato. Poi la chiamata dell’Ajax, una delle piazze più pesanti d’Europa: in Olanda sfiora un titolo clamoroso, sfumato soltanto nelle ultime giornate dopo un crollo inatteso che avrebbe potuto spezzare chiunque.
La rinascita col Porto e un futuro tutto da scrivere
Dalle macerie sportive di Amsterdam alla rinascita in Portogallo. Al Porto, Farioli ha trovato la consacrazione definitiva, riportando il titolo nazionale ai Dragoni dopo tre anni e vincendo il duello contro il Benfica di José Mourinho. Un trionfo che lo inserisce ormai stabilmente tra gli allenatori italiani più interessanti del panorama internazionale. Il suo nome comincia a circolare con forza anche in ottica Serie A e tanti tifosi, soprattutto a Napoli, immaginano già un futuro in Italia per un tecnico che ha fatto della meritocrazia e dell’ossessione per il lavoro la propria firma. La sensazione è che questo sia soltanto l’inizio.